Supernova: il viaggio nel cuore di mobrici
C’era un tempo in cui la musica indie occupava le prime posizioni in classifica I Cani e Le Luci della Centrale Elettrica avevano creato un linguaggio nuovo: quotidiano, fragile, scorretto e politicamente disilluso; Lo Stato Sociale aveva aggiunto l’ironia di una generazione che credeva nel cambiamento e il bisogno di stare insieme. Poi è arrivata la seconda fase: Calcutta che ha insegnato a tutti come si può rendere speciale ogni piccola azione quotidiana, Gazzelle con la sua malinconia autentica e i Thegiornalisti che hanno trasformato l’indie in un vero e proprio fenomeno pop da stadio.
Di quella musica - fatta da una generazione di artisti indie che pensava di cambiare l’industria discografica ed invece è finita solo per riempire un altro vuoto di mercato - nel 2026 sopravvive appena un frammento, come la luce residua di una supernova ormai spenta. È anche questo il messaggio che vuole lanciarci Mobrici - ex frontman dei Canova che nel 2016 fecero qualcosa come 120 date in un anno - con il suo nuovo album “Supernova” uscito il 30 gennaio scorso per Maciste Dischi, Epic e Sony Music Italia.
“La nostra rivoluzione ha fallito. Nel 2016 avevamo gli strumenti per poter cambiare i gusti del pubblico e l’approccio alla musica. Ma non è andata: sono arrivati i soldi, le radio, i contratti; il ‘sistema’ si è comprato l’indie, noi non abbiamo retto.”
- (Mobrici, a La Repubblica)
Il terzo album in studio di Mobrici - nato da una dedica a Champagne Supernova brano iconico degli Oasis - è il giusto equilibrio tra pop (quello fatto bene), indie d’autore (vecchia scuola) e un pizzico di spensieratezza rock’and’rool. Un disco che alterna slanci melodici e introspezione, con testi che ruotano attorno all’amore, alla solitudine e alla ricerca di un quasi impossibile equilibrio emotivo.
Questo senso di eterno smarrimento è incarnato nella copertina del disco dove un pesce rosso nuota solitario e disorientato in un oceano fatto di stelle e pianeti.
In dieci tracce il cantautore milanese tenta di mettere ordine nel suo caos interiore: amori naufragati, attese senza fine e promesse disattese scorrono sullo sfondo - spesso notturno - di una città qualunque, specchio silenzioso delle sue inquietudini. In questo viaggio emotivo Mobrici sceglie di non essere solo e chiede aiuto a due compagni di viaggio d’eccezione, capaci di amplificare il racconto del disco. Dimartino presta la sua sensibilità cantautorale in Interstellar (Ma che serve parlare d’amore se alla fine siamo tutti soli?) dando vita a un dialogo intenso da cantare in macchina a squarciagola, mentre Fulminacci compare in Sono pazzo (Sono pazzo non lo dire a nessuno), brano istintivo e diretto, che aggiunge freschezza e irriverenza al progetto.
Una menzione particolare va all’ultima traccia, Universal: una dedica, forse, a una ragazza, capace di farlo sentire felice e speciale nelle piccole cose, pur nella consapevolezza di non essere il centro del mondo ma insieme rischiano davvero di diventarlo (“Restiamo un po’ almeno un altro po’”)
Con Supernova, Mobrici non cerca risposte né soluzioni, ma sceglie di mettere nero su bianco i propri dubbi, soprattutto quelli legati alle relazioni e alla mancanza di coraggio nelle scelte da fare. Un disco che non pretende di insegnare nulla, ma che si limita a osservare, raccontare e condividere fragilità, lasciando spazio all’ascoltatore di riconoscersi tra le domande aperte. Perché alla fine “il senso di tutto è solo vivere”!
