GIANNA: LA CANZONE CHE SCONVOLSE SANREMO ‘78
È il 1978 il Festival di Sanremo attraversa uno dei momenti più difficili della sua storia!
La crisi affonda le radici nel 1973, quando la Rai decide di trasmettere le prime due serate esclusivamente alla radio, per non interrompere il successo televisivo di Rischiatutto, condotto da Mike Bongiorno. La scelta, simbolica ma allo stesso tempo clamorosa, segna l’inizio della frattura tra il Festival e il pubblico televisivo.
Negli anni successivi gli ascolti calano l’interesse mediatico si affievolisce e molti artisti di primo piano prendono le distanze dalla manifestazione, ormai percepita come lontana dalle trasformazioni della musica italiana. Il culmine viene raggiunto nel 1975 quando le case discografiche boicottano la kermesse facendo partecipare solo cantanti quasi completamente sconosciuti al grande pubblico!
A metà degli anni Settanta, mentre il cantautorato e il rock ridisegnano il panorama culturale del Paese, Sanremo appare sempre più ancorato a formule e linguaggi del passato! Ma è proprio a questo punto che succede qualcosa di inaspettato!
Il 1978 non si apre nel migliore dei modi, per la prima volta viene comunicato addirittura che le prime due serate non verranno trasmesse neppure in radio! Vittorio Salvetti, storico patron del Festival dal 1973 al 1978 (oltre che inventore del Festivalbar) deve trovare un modo per arginare l’inevitabile crisi di ascolti.
Decide quindi di bussare alla porta di Ennio Melis illuminato produttore discografico della RCA che nel suo roster poteva contare su giganti del calibro di Antonello Venditti, Claudio Baglioni, Renato Zero e Francesco De Gregori. Salvetti però è interessato ad un ragazzo di nome Rino che fino a quel momento non aveva riscosso chissà quale successo aveva pubblicato due album - Mio fratello è figlio unico e Aida - oltre a vendere 100.000 copie con il singolo Ma il cielo è sempre più blu.
Rino è molto scettico della proposta ma ha appena scritto Nuntereggae più un autentico capolavoro di denuncia che poteva trasformarsi in una bomba su quel palco tanto anacronistico quanto ancora capace di parlare a milioni di persone. L’RCA però non è convinta: quel raggae che elenca i nomi dei personaggi della politica, dello sport e della televisione è troppo vero e quindi scomodo. Ci vuole un altro brano… che da lì a poco tutti avrebbero intonato!
“Sanremo non significa niente non a caso ho partecipato con Gianna, che non significa niente”
-Rino Gaetano
Dopo 20 anni esatti dall’esibizione di Domenico Modugno - con Nel blu dipinto di blu - firmata a quattro mani con Franco Migliacci, l’orologio delle coincidenze punta di nuovo le sue lancette su un giovane meridionale. Il luogo è sempre lo stesso, solo il palco è cambiato: dal 1977 infatti il Festival non è più nel Casinò Municipale di Sanremo ma bensì al Teatro Ariston.
Il cantautore calabrese si presenta come un pluridecorato, con il petto della giacca pieno di medaglie, un papillon bianco, scarpe da ginnastica, un ukulele (ecco perché è considerato il primo cantautore indie della storia) e un cappello a cilindro regalato niente meno che dal grande Renato Zero!
L’inizio del brano è affidato al suo ukulele: tre accordi, un suono timido, a tratti impacciato ma irresistibile, proprio come il cantautore sul palco dell’Ariston. Poi interviene la chitarra dell’orchestra, che restituisce grinta a quei soli tre accordi — un La, un Re e un Mi — dando il via a un’esibizione capace di divertire anche i musicisti, diretti dal maestro Paolo Zavalloni, in arte El Pasador. In soli tre minuti milioni di italiani scoprono una ragazzina quindicenne di nome Gianna che, come dirà il cantautore in un’intervista radiofonica alla Rai si pone un grande problema. “Mi politicizzo subito o aspetto di diventare una donna e poi lo faccio”?
Gianna è una ragazza indipendente figlia di quel ‘78 - ricco però di sole illusioni come sosteneva un maestro come Giorgio Gaber - e di conseguenza vuole tutto ciò che le sue madri non hanno mai potuto avere: emancipazione, salario e crescita sessuale. “Gianna” ha un successo clamoroso, vende 600.000 copie, resta in classifica per 14 settimane e sopratutto rilancia un festival ormai in crisi. L’ennesimo colpo di magia di un illusionista chiamato da molti a partire da quella notte Silvan.
“La gianna della canzone non è mai esistita. doveva chiamasi anna era un omaggio che mio fratello voleva farmi, ma non suonava bene e decise di trasformarla in gianna”
-Anna Gaetano
